Cinema Odeon alla Spezia: la programmazione dal 7 al 15 aprile tra Bellocchio, Valérie Donzelli ed Elvis Presley
07/04/2026
Alla Spezia, il Cinema Odeon conferma la propria vocazione di presidio culturale con una programmazione che, dal 7 al 15 aprile, disegna un percorso netto, riconoscibile, lontano dalla logica dell’intrattenimento usa e getta. Nella sede della Mediateca Regionale Ligure “S. Fregoso”, in via Firenze 37, prende forma una proposta che tiene insieme memoria cinematografica, cinema d’autore contemporaneo e spettacolo musicale, con tre titoli molto diversi tra loro e una linea curatoriale che punta su qualità, identità e capacità di coinvolgere pubblici differenti.
Il cartellone di questi giorni mette infatti in dialogo il restauro di I pugni in tasca, opera capitale di Marco Bellocchio, il film La mattina scrivo di Valérie Donzelli e l’evento Epic – Elvis in Concert, esperienza pensata per restituire sul grande schermo la forza scenica di Elvis Presley. Tre appuntamenti, tre registri, tre modi di vivere la sala. Il risultato è una settimana che non si limita a offrire proiezioni, ma propone una vera esperienza culturale, capace di passare dalla tensione più aspra alla riflessione intima, fino alla dimensione spettacolare della musica dal vivo rielaborata per il cinema.
Bellocchio torna sul grande schermo con un’opera che non ha perso il suo impatto
Il cuore più radicale della programmazione è rappresentato dal ritorno di I pugni in tasca, film del 1965 scritto e diretto da Marco Bellocchio al suo esordio nella regia. Restaurato dai laboratori della Cineteca di Bologna, il titolo si ripresenta oggi con una forza quasi intatta, e forse proprio questa è la sua qualità più sorprendente: il tempo non lo ha ammorbidito, non lo ha reso oggetto da museo, non ne ha attenuato l’urgenza. Al contrario, la vicenda di Alessandro e della sua famiglia borghese di provincia conserva un carattere disturbante, nervoso, perfino scandaloso nella sua lucidità.
Rivedere oggi I pugni in tasca significa confrontarsi con un’opera che ha inciso profondamente nella storia del cinema italiano perché ha avuto il coraggio di spezzare un ordine, di incrinare ogni rassicurazione narrativa e morale. La casa familiare diventa un luogo chiuso, saturo di sofferenza, ambiguità e risentimento. Le fragilità dei personaggi non cercano consolazione, ma precipitano in una traiettoria feroce. Bellocchio, allora appena ventiseienne, affronta la materia con un linguaggio già personalissimo, secco e visionario, capace di trasformare il dramma privato in un gesto di rottura che investe la società, la famiglia e le sue ipocrisie.
La scelta di riportare in sala un titolo simile non risponde soltanto a un dovere di conservazione. C’è anche una precisa idea di contemporaneità. Il film resta vivo perché il suo sguardo non si lascia addomesticare; continua a interrogare lo spettatore su temi che riguardano il peso dei legami, la violenza trattenuta, la ribellione deformata, il desiderio di liberazione che può assumere forme oscure e distruttive. Vederlo sul grande schermo, in una copia restaurata, permette di coglierne meglio anche la qualità formale, il lavoro sul volto, sul silenzio, sugli spazi domestici, sulla tensione continua che attraversa la messa in scena.
Il film sarà proiettato martedì 7 aprile alle 17:00 e alle 21:00 e mercoledì 8 aprile alle 17:00 e alle 21:00. Una doppia giornata che dà al pubblico la possibilità di ritrovare, o scoprire per la prima volta, un titolo che appartiene pienamente al canone del Novecento italiano e che, nello stesso tempo, mantiene l’energia di un’opera ancora capace di disturbare e far discutere.
“La mattina scrivo”, il prezzo della libertà raccontato attraverso la parola
Con La mattina scrivo il programma cambia tono e temperatura, ma non perde intensità. Il nuovo film di Valérie Donzelli entra nel territorio fragile della creazione artistica e lo fa scegliendo un punto di vista concreto, privo di qualsiasi estetizzazione del mestiere di scrivere. Tratto dal libro di Franck Courtès, il film racconta la storia vera di un uomo che decide di lasciare tutto per dedicarsi alla scrittura, affrontando una trasformazione che lo mette di fronte alla precarietà economica, alla solitudine e a una libertà che ha un costo altissimo.
È proprio questo il nodo più interessante dell’opera: la scrittura non viene presentata come vocazione luminosa, né come destino nobile da inseguire ciecamente. Donzelli preferisce mostrare la distanza tra il desiderio e la sua realizzazione quotidiana, tra il mito dell’autore e la realtà materiale del vivere. La frase che accompagna il film — finire un testo non coincide con essere pubblicati, essere pubblicati non assicura lettori, i lettori non garantiscono amore, il successo non porta necessariamente benessere — contiene una verità dura, quasi brutale, che restituisce bene la dimensione dell’opera.
In questo racconto, la scrittura diventa un territorio in cui convivono ostinazione, fallimento, disciplina e perdita. Il film sembra rivolgersi non soltanto a chi scrive, ma anche a chiunque abbia inseguito almeno una volta un’idea di libertà personale fuori dai percorsi più prevedibili. L’abbandono delle sicurezze, l’esposizione al rischio, la ridefinizione della propria identità: sono passaggi che qui assumono una forma narrativa limpida, sensibile, mai compiaciuta.
Accolto con grande favore alla Mostra di Venezia, dove ha ottenuto il premio per la Miglior sceneggiatura, La mattina scrivo trova nell’interpretazione di Bastien Bouillon uno dei suoi punti di forza più evidenti. La sua presenza sembra dare corpo a una tensione trattenuta, a una fragilità che non cerca effetti ma verità. È un film che chiede attenzione, disponibilità emotiva, ascolto. Non procede per colpi di scena, ma per scarti interiori, rinunce, prese di coscienza.
Le proiezioni sono in calendario giovedì 9 aprile alle 21:00, venerdì 10 aprile alle 15:30, sabato 11 aprile alle 19:15 e domenica 12 aprile alle 17:15. Nella stessa giornata di domenica è prevista anche una proiezione alle 19:00 in versione originale con sottotitoli in italiano, scelta particolarmente preziosa per chi desidera avvicinarsi più da vicino al ritmo, alla voce e alle sfumature del film nella sua lingua.
Elvis torna in sala con un evento che punta sulla forza dello spettacolo
Il terzo movimento della settimana è affidato a Epic – Elvis in Concert, un appuntamento che porta in sala il magnetismo di Elvis Presley attraverso una formula che supera la semplice proiezione. Il progetto, legato allo sguardo visionario di Baz Luhrmann, costruisce infatti un’esperienza immersiva che mette al centro il corpo scenico di Elvis, la sua voce, la sua energia, il rapporto quasi fisico con il pubblico.
Chi conosce il linguaggio di Luhrmann sa quanto il regista abbia sempre cercato il cinema come esperienza sensoriale piena, teatrale, musicale, visiva. In questo caso la sala diventa il luogo ideale per restituire tutta la potenza dei concerti del Re del Rock, grazie a tecnologie audio e video di ultima generazione pensate per amplificare la percezione dello spettatore. Non si tratta, dunque, soltanto di vedere Elvis sul grande schermo, ma di entrare in contatto con la qualità di una presenza che ha segnato in modo indelebile l’immaginario musicale e popolare del Novecento.
Il fascino di un’operazione del genere sta anche nella sua capacità di coinvolgere pubblici diversi. C’è chi arriva con un legame profondo e biografico verso Elvis Presley, chi invece si avvicina per curiosità, magari spinto dal desiderio di capire da vicino perché quella figura abbia avuto un impatto tanto vasto e duraturo. In entrambi i casi, il grande schermo offre la possibilità di cogliere dettagli, intensità, vibrazioni che fuori dalla sala perderebbero molta della loro forza.
Epic – Elvis in Concert sarà proiettato martedì 14 aprile alle 17:00 e alle 21:00 e mercoledì 15 aprile alle 17:00 e alle 21:00. Un doppio appuntamento che chiude il ciclo con una proposta più spettacolare, ma perfettamente coerente con l’idea di un cinema come spazio vivo, attraversato da linguaggi e forme differenti.
Una programmazione che definisce il profilo culturale del Cinema Odeon
Guardando nel complesso questa programmazione, emerge con chiarezza il profilo del Cinema Odeon: un luogo che non si limita a distribuire titoli, ma costruisce un’identità. La compresenza di un restauro fondamentale del cinema italiano, di un film d’autore contemporaneo accolto nei festival internazionali e di un grande evento musicale dedicato a una leggenda della cultura pop racconta una linea precisa, dove la varietà non coincide mai con la dispersione.
È qui che una sala cittadina dimostra la propria funzione più importante. Non soltanto offrire schermi e orari, ma selezionare, ordinare, proporre visioni capaci di allargare l’orizzonte dello spettatore. In una stagione in cui il consumo audiovisivo avviene spesso in modo isolato, frammentato e domestico, luoghi come l’Odeon restituiscono valore all’idea del cinema come appuntamento condiviso, come esperienza che ha un tempo, un luogo, una presenza.
Tra Bellocchio, Donzelli ed Elvis, la settimana dal 7 al 15 aprile compone così una piccola mappa del presente e della memoria: un’opera che ha ferito e rinnovato il cinema italiano, un racconto intimo sul costo della vocazione artistica, un’immersione nel mito musicale del Novecento. Tre strade diverse, riunite nello stesso spazio, con la stessa ambizione: chiedere allo spettatore di esserci davvero.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.